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Scuola

Istituto Comprensivo Costiero Vico Equense

Dirigente: Dott.ssa Debora Adrianopoli Via Largo dei Tigli Vico Equense
Cod.Fisc.90087920634-Cod.Mecc.NAIC8GG002-email:NAIC8GG002@istruzione.it -posta certificata:NAIC8GG002@pec.istruzione.it tel. 081/8019612 - 081/0097283

Progetto di ricerca: Bullismo e cyberbullismo

  pubblicata il 06/11/2017

La valutazione del bullismo e del cyberbullismo nella provincia di Napoli: uno studio epidemiologico longitudinale per la valutazione dei fattori di rischio e dell’efficacia degli interventi preventivi a scuola.

Prof. Antonio Pascotto Professore
Ordinario di Neuropsichiatria Infantile Seconda Università degli studi di Napoli

Dott. Gennaro Catone
Neuropsichiatra Infantile Dottore di ricerca in Scienze del comportamento e dei processi di apprendimento Seconda Università degli studi di Napoli


 

Progetto di ricerca

Il bullismo: un fenomeno in crescita

Il bullismo, specialmente in età scolare, è ormai considerato in campo internazionale come un problema di salute pubblica(1). Statistiche statunitensi suggeriscono che circa il 20-25% degli studenti americani sono coinvolti in episodi di bullismo sia come vittime sia come perpetratori; in dettaglio in un campione di adolescenti rappresentativi della popolazione americana, il 13% riferiva di essere un bullo, l’11% riportava di essere vittima di bullismo ed il 6% riferiva entrambe le condizioni (2).  Una prevalenza simile è emersa da un altro studio condotto su larga scala in diversi paesi occidentali, il quale riportava che il 4-9% dei giovani frequentemente erano coinvolti in comportamenti inerenti il bullismo ed il 9-25% dei bambini in età scolare era vittima di bullismo.

Il bullismo è definito come un insieme di atti aggressivi orientati a creare un danno o un disconforto in un'altra persona. Esso è identificato dai criteri di intenzionalità, ripetitività e squilibrio di potere tra il perpetratore e la vittima (3). Esistono diverse forme di bullismo ed esso può essere distinto in diretto (fisico, verbale) e indiretto (relazionale e sociale) (4).

Diversi studi hanno dimostrato come il bullismo possa essere associato a diversi esiti psicopatologici(5, 6)e il rischio è aumentato quando l’evento avviene in età precoce (infanzia, adolescenza) con caratteristiche di aumentata frequenza, severità e maggiore durata del bullismo(7). Il bullismo può causare nelle vittime uno stress acuto e un diminuito benessere con preoccupazione continua e incubi notturni (7). Le vittime soffrono d’isolamento sociale (8) ma sono anche esposte a conseguenze sulla salute mentale a lungo termine come depressione (9), ansia(10), bassa autostima  e sintomi psicotici (11, 12).

In Italia i primi dati riguardanti le varie forme di bullismo nella popolazione giovane risalgono agli anni 90. Il primo studio è stato compiuto presso le scuole elementari e medie di Firenze e Cosenza ed ha consentito di rilevare un’elevata incidenza del fenomeno. Le ricerche successive di Ada Fonzi et al. (1997), di Baldry (1998) e di Marini e Mameli (1999) hanno sostanzialmente confermato l’elevata presenza del bullismo nelle scuole italiane rilevando, in linea di massima, un’incidenza superiore a quella riscontrata negli altri paesi europei.

Nel I rapporto nazionale della condizione dell’infanzia e adolescenza del 2000 (Telefono Azzurro/Eurispes). si affermava che il bullismo era un fenomeno prevalentemente maschile e che il 18.8% degli intervistati dichiarava di agire prepotenze verso suoi coetanei (con una maggiore prevalenza nel sud e nelle isole) e il 18.1% di subirle (maggiore prevalenza al nord). Nel 3° Rapporto Eurispes-Telefono Azzurro del 2002, il 55.3% dei bambini e il 63.8% degli intervistati di sesso maschile hanno risposto positivamente alla domanda: “Ti è mai capitato di picchiare o minacciare qualcuno?” e un terzo dei bambini maschi (33,4%) ha affermato di aver visto verificarsi, nella propria scuola, “minacce o atti di prepotenza continui da parte dei compagni” e quasi il 20% ha riferito, addirittura, il verificarsi di “continue violenze fisiche da parte dei compagni”. Un'altra ricerca epidemiologica sul bullismo nelle scuole superiori della Provincia di Trento del 2001 ha mostrato i seguenti risultati: più del 50% degli intervistati ha dichiarato di essere stato vittima di episodi di bullismo. Il 24% è stato vittima di un qualche episodio di prepotenza nei 6 giorni precedenti l’intervista. Di questi, l’11,6% ha dichiarato di aver subito tali episodi qualche volta, mentre l’1,7% tutti i giorni. Il gruppo più numeroso che ha subito prepotenze è quello dei più giovani, sotto i 14 anni.

Dai risultati dell’indagine emergeva che le prepotenze di natura verbale prevalevano nettamente rispetto a quelle di tipo fisico: il 42% dei ragazzi affermava di essere stato preso in giro; il 30% circa di aver subito delle offese mentre il 23,4% dei soggetti ha segnalato di aver subito calunnie; per quanto riguarda le violenze di tipo psicologico, il 3,4% denuncia l’isolamento di cui è stato oggetto, l’11% circa, infine, dichiarava di essere stato minacciato. Le prepotenze di natura fisica risultavano essere più frequenti tra i ragazzi, mentre tra le ragazze e tra i più giovani prevalgono gli episodi di tipo verbale.

Nel 2009, in Campania è stata condotta un’ indagine sul fenomeno del bullismo nelle 5 province cittadine della regione. In sintesi, lo studio ha mostrato che il 30% della popolazione scolastica esaminata era coinvolta in almeno un episodio di bullismo. Inoltre, nella città di Napoli il fenomeno tendeva ad assumere toni preoccupanti.

Dati più recenti, raccolti ancora da Telefono Azzurro, indicano una prevalenza del 14.6% di episodi di bullismo nel biennio 2013/14 in Italia.

Il cyberbullismo

La diffusione di strumenti tecnologici di comunicazione di massa (smartphone, internet), impone una riflessione sulle nuove forme di agire o subire episodi di bullismo: il cyberbullying. Questo tipo di fenomeno è diffuso prevalentemente tra gli adolescenti ed è agito o subito attraverso l'uso di email, forum asincronici, siti web, social network, etc. Nel rapporto del 2014 di Telefono Azzurro emerge un sostanziale incremento di questa forma di vittimizzazione. In particolare la percentuale degli adolescenti che dichiarano di aver “ricevuto messaggi, foto o video offensivi o minacciosi”, qualche volta/spesso, aumenta dal 3% del 2008, al 5,6% del 2009. Chi afferma di “ricevere o trovare informazioni false sul proprio conto” qualche volta/spesso, nel 2009, raggiunge il 12,6% a fronte dell’11,6% dell’anno precedente, aumento di un punto percentuale che si riscontra anche tra chi dichiara di “essere escluso intenzionalmente da gruppi on line” qualche volta/spesso (1,7% nel 2008 vs 2,7% nel 2009). Anche tra chi afferma di aver compiuto azioni di cyberbullismo aumenta, rispetto all’anno precedente, lapercentuale di chi, nel 2009, ha “inviato o diffuso messaggi, foto o video offensivi o minacciosi” (3,2% vs 2,4%), “diffuso informazioni false su un’altra persona” (4% vs 3,6%) ed “escluso intenzionalmente una persona da gruppi on line” qualche volta/spesso (7,5% vs 5,4%).

La cornice istituzionale: il bullismo ed il cyberbullismo sotto la lente di ingrandimento

Sono di recentissima pubblicazione da parte del MIUR, le linee di orientamento per azioni di prevenzione e di contrasto al bullismo e al cyberbullismo. Tale documento testimonia un crescente impegno del Ministero del’Istruzione Università e Ricerca sul tema del bullismo, del cyberbullismo e della violenza in generale. Il documento si articola in interventi e disposizioni volte alla prevenzione del fenomeno caratterizzati da informazione e formazione delle figure in gioco, regolamentazione e monitoraggio dell’accesso ad internet e strumenti telematici, riorganizzazione territoriale degli interventi mirati ad individuare, segnalare  e contrastare i fenomeni legati al bullismo. In particolare sono stati ipotizzati come punti di riferimento i centri territoriali di supporto CTS (al posto degli osservatori regionali), istituiti, nell’ambito del progetto “Nuove tecnologie e disabilità”, dagli Uffici Scolastici Regionali. I CTS svolgeranno un’azione di facilitazione al dialogo tra docenti referenti formati e varie figure professionali che sul territorio operano per la prevenzione e la lotta al bullismo e al cyberbullismo tra cui rappresentanti del mondo accademico, associazionismo o privato sociale. Sono previsti accordi e protocolli d’intesa. Inoltre nell’ambito della formazione il ministero propone, attraverso le singole istituzioni scolastiche, la somministrazione di questionari agli studenti e ai genitorifinalizzati al monitoraggio del fenomeno, nonché percorsi di formazione (MIUR, 2015).

Fattori di rischio

Sono molteplici i fattori di rischio che aumentano la possibilità di essere coinvolti in episodi di bullismo. In tale ottica bisogna ricordare che gli attori in causa sono due: i bulli e le vittime. L’aggressione in età evolutiva, secondo recenti studi, origina dalla mancanza di alcune competenze sociali e nelle sue forme più devianti il comportamento aggressivo è indice di una personalità antisociale. Tuttavia, quando il bullismo è utilizzato in modo strumentale, l’aggressore non necessariamente presenta deficit delle abilità sociali o nella capacità di regolare le emozioni; piuttosto egli mostra un carattere freddo e calcolatore e spesso manca di empatia. Questi soggetti spesso godono di un elevato stato sociale nel gruppo e sono considerati popolari dai coetanei. Questi dati sono in accordo con le più recenti teorie etologiche, le quali dimostrano che l’aggressività è una modalità privilegiata di stabilire una posizione dominante all’interno del gruppo e questo è particolarmente vero in età evolutiva e nelle fasi di transizione tra la scuola elementare e quella media e poi quella superiore, durante le quali i ragazzi sono esposti a sentimenti di incertezza e si assiste ad una riorganizzazione dei ruoli sociali. Le vittime di bullismo sono spesso descritte come giovani insicuri, ansiosi e sensibili. Tuttavia la vittimizzazione riconosce una serie di fattori di rischio che co-segregano con altre condizioni psicopatologiche. Infatti, difficoltà di sviluppo psicomotorio e di regolazione nella prima infanzia con successivo sviluppo di problemi internalizzanti e sociali, condizione di disabilità tra cui anche i Disturbi dello Spettro Autistico,rappresentano degli indicatori individuali di aumentato rischio di vittimizzazione. Inoltre vi sono una serie di fattori familiari sociali ed ambientali che promuovono lo sviluppo del bullismo, quali: etnia, status economico, area urbana, violenza in famiglia, scarso supporto sociale a casa e a scuola etc. (13).

La prevenzione del fenomeno bullismo

Da quanto riassunto finora è evidente la necessità di includere il fenomeno in programmi di prevenzione di salute pubblica e mentale. Oggi vi è una consapevolezza diffusa delle serie conseguenze relative al bullismo scolastico e del suo costante incremento. Infatti vi è una crescente letteratura scientifica sui programmi preventivi ideati e messi in atto; questi sono divisi in interventi che coinvolgono la scuola o focalizzati sugli individui a rischio (prevalentemente i bulli). Alcuni programmi sono focalizzati sul rinforzo di abilità pro-sociali, altri sulla punizione e/o tolleranza zero dei comportamenti indesiderati. I programmi di prevenzione scolastica includono gli studenti, i genitori, gli insegnanti e lo staff scolastico e si basano sull’informazione e sulla presa di coscienza che il bullismo è un problema sociale e che la soluzione è una responsabilità collettiva di ogni figura coinvolta nell’ambiente scolastico.

Background dello studio

Il tema della ricerca sul bullismo è attualissimo in quanto si ha sempre maggiore necessità di individuare fattori di rischio e conseguenze fisiche e psichiche collegate al fenomeno. Un corretto approccio alla problematica del bullismo deve tener conto degli attuali dati demografici e degli orientamenti clinici e teorici descritti in campo internazionale. Infatti, in Italia, la ricerca in medicina e ancora di più in Neuropsichiatria Infantile ha la necessità di allinearsi con le metodologie, le tecniche e i disegni di studi effettuati in campo internazionale.

Il disegno dello studio è complesso e articolato in diverse fasi, è costituito da obiettivi multipli e ha una durata temporale di tre anni. Il progetto di ricerca deve necessariamente prevedere la collaborazione con le istituzioni scolastiche, istituti ed enti privati, studenti e le famiglie coinvolte. Esso si adegua in particolar modo alle linee di orientamento recentemente diramate dal MIUR. Inoltre rappresenta una possibilità per la nostra provincia e regione di partecipare ad un percorso di monitoraggio, comprensione e prevenzione di uno dei fenomeni maggiormente in ascesa nel mondo giovanile ed adolescenziale e potenzialmente legato ad esiti psicopatologici disparati. Esso inoltre è un problema di enorme importanza per tutti quei ragazzi con disabilità che trovano difficile il loro adattamento scolastico proprio per fenomeni legati al bullismo, alla vittimizzazione e al cyberbullyng.

1° obiettivo. Fotografare la situazione nelle scuole della provincia di Napoli.

Questa sezione del progetto di studio si propone lo scopo di ricavare una stima epidemiologica del fenomeno bullismo (sia vittimizzazione che perpetrazione) nell’area geografica che comprende Napoli e provincia. Il disegno dello studio è cross-sectionaled i dati saranno raccolti attraverso la somministrazione di interviste/questionari in auto-somministrazione consegnate/i agli studenti.A tale scopo sarà necessario creareun dialogo con il CTS della provincia di Napoli per realizzare accordi o protocolli d’intesa con diverse istituzioni scolastiche territoriali (scuola media inferiore). Al fine di rendere i dati della ricerca maggiormente interessanti dal punto di vista epidemiologico, i poli scolastici selezionati devono essere rappresentativi sia di una realtà urbana che di una extra-urbana.

E’ previsto il coinvolgimento di almeno 8 scuole medie (4 in città e 4 in provincia). Tale numero potrà aumentare o diminuire in seguito al drop-out o collaborazione dei singoli istituti scolastici. Le informazioni raccolte per ciascuno studente riguarderanno lo stato socio-demografico, istituto e classe frequentata, attitudini e interessi personali, valutazione del profitto scolastico e di eventuali fattori di rischio, somministrazione del questionario sul bullismo.

2° obiettivo. Intervenire nei confronti del bullismo.

La sorveglianza epidemiologica del fenomeno nelle scuole unita alla formazione del personale edelle famiglierappresenta una condizione favorevole per un’ulteriore stesura di progetto di ricerca “longitudinale” teso a verificare l’efficacia dell’azione preventiva sul bullismo. Tale metodologia prevede la creazione di sottopopolazioni a cui destinare interventi differenti o nessun intervento. L’outcome desiderato (intensità del fenomeno del bullismo) potrà essere verificato sequenzialmente al T1 e T2 (dopo follow-up di un anno) nel tentativo di evidenziare l’utilità degli interventi di prevenzione e la maggiore efficacia di un intervento rispetto ad un altro. I due interventi possono essere diversificati sia come descritto in precedenza per quanto concerne la metodologia operativa (educativo vs esperenziale) sia per quanto riguarda le figure coinvolte (insegnati vs insegnanti, genitori).  Nel protocollo d’intesa, suggerito dal MIUR, sono previsti formazione del corpo docente ed incontri con gli studenti e i genitori orientati all’informazione e alla sensibilizzazione del fenomeno. Tali incontri prevedranno gruppi di discussione su tematiche del disagio giovanile e dei rapporti interpersonali e sulla promozione di una corretta comunicazione tra insegnanti e alunni e genitori e figli.

3° obiettivo. Comprendere meglio il fenomeno bullismo: quali traiettorie evolutive sono implicate?

La terza area del progetto è un protocollo di studio ambizioso. Il disegno dello studio è longitudinale e lo scopo è quello di individuare i fattori di rischio maggiormente associati al bullismo al fine di identificare determinate traiettorie evolutive sia per le vittime che per i bulli. La durata del progetto è di tre anni e prevede la somministrazione di questionari e/o interviste ai bambini della quarta elementare delle scuole selezionate. Le aree da indagare sono rappresentate da quelle dimensioni individuali, psichiche e sociali che sono state associate al bullismo (disturbi internalizzanti ed esternalizzanti, ansia, depressione, fattori temperamentali, funzionamento sociale e ambiente familiare). Da quel momento il campione esaminato sarà sottoposto ad un follow-up di due anni al termine del quale saranno ripetuti i questionari già effettuati e sarà aggiuntaun’intervista sul bullismo. Il confronto tra i dati iniziali e quelli ottenuti longitudinalmente permetterà una stima dei fattori di rischio maggiormente associati al bullismo con la costruzione di traiettorie specifiche riguardanti le vittime e i bulli. Inoltre sarà verificata la stabilità di alcune dimensioni psicopatologiche lungo il corso dello sviluppo ed in particolare in un momento evolutivo fondamentale come il passaggio dalla scuola elementare a quella media in pre-adolescenza.

Metodologia operativa e diffusione dei risultati

Il team di ricerca, dopo aver inserito tutte le osservazioni ottenute in un foglio di raccolta dati, procederà alle analisi statistiche (per tutte le ipotesi sovra-esposte), alla discussione dei risultati e alla condivisione dei dati attraverso pubblicazioni scientifiche ad alto impatto.

Cronologia degli interventi

I semestre: Settembre 2015-Febbraio 2016

  • Riunione preliminare equipe di lavoro: suddivisione dei compiti e discussione delle metodologie operative.
  • Selezione e contatto con le scuole comprensive nella città di Napoli e nella provincia.
  • Incontri a scopo informativo nelle scuole e nelle classi interessate.

II semestre: Febbraio 2016-Settembre 2016

•    I riunione operativa equipe di lavoro: condivisione delle esperienze effettuate nelle scuole e discussione della metodologia operativa.

•    Somministrazione della batteria di valutazione per lo studio “fotografare la situazione nelle scuole della provincia di Napoli” –scuole medie.

•    Somministrazione della batteria di valutazione per lo studio “Comprendere meglio il fenomeno bullismo: quali traiettorie evolutive sono implicate?”- IV elementare.

III semestre: Settembre 2016-Febbraio 2017

  • II riunione operativa equipe di lavoro: condivisione delle esperienze effettuate nelle scuole e discussione della metodologia operativa.
  • Analisi dei dati e discussione dei risultati ottenuti dallo studio: “fotografare la situazione nelle scuole della provincia di Napoli”.
  • Selezione di sottogruppi ai quali somministrare programmi di prevenzione specifici.

IV semestre: Febbraio 2017-Settembre 2017

• III riunione operativa equipe di lavoro: condivisione delle esperienze effettuate nelle scuole e discussione della metodologia operativa.

• Scrittura dell’articolo e diffusione dei risultati dello studio: “fotografare la situazione nelle scuole della provincia di Napoli”.

• Somministrazione degli interventi di prevenzione nelle classi selezionate

V semestre Settembre 2017- Febbraio 2018

•    IV riunione operativa equipe di lavoro: condivisione delle esperienze effettuate nelle scuole e discussione della metodologia operativa.

•    Somministrazione della batteria di valutazione per lo studio: “Intervenire nei confronti del bullismo”.

•    Somministrazione della batteria di valutazione per lo studio “Comprendere meglio il fenomeno bullismo: quali traiettorie evolutive sono implicate?”- I media.

VI semestre Febbraio 2018-Settembre 2018

• V riunione operativa equipe di lavoro: condivisione delle esperienze effettuate nelle scuole e discussione della metodologia operativa.

• Analisi dei dati e discussione dei risultati ottenuti dallo studio: “Intervenire nei confronti del bullismo”.

• Analisi dei dati e discussione dei risultati ottenuti dallo studio: “Comprendere meglio il fenomeno bullismo: quali traiettorie evolutive sono implicate?”.

• Scrittura degli articoli e diffusione dei risultati degli studi: “Intervenire nei confronti del bullismo” e “Comprendere meglio il fenomeno bullismo: quali traiettorie evolutive sono implicate?”.

 

 

BIBLIOGRAFIA

1.   Nansel TR, Craig W, Overpeck MD, Saluja G, Ruan WJ, Health Behaviour in School-aged Children Bullying Analyses Working G. Cross-national consistency in the relationship between bullying behaviors and psychosocial adjustment. Archives of pediatrics & adolescent medicine. 2004;158(8):730-6.

2.   Nansel TR, Overpeck M, Pilla RS, Ruan WJ, Simons-Morton B, Scheidt P. Bullying behaviors among US youth: prevalence and association with psychosocial adjustment. JAMA : the journal of the American Medical Association. 2001;285(16):2094-100.

3.   Olweus D. Bullying at school : what we know and what we can do. Oxford, UK ; Cambridge, USA: Blackwell; 1993. xii, 140 p. p.

4.   Wang J, Iannotti RJ, Nansel TR. School bullying among adolescents in the United States: physical, verbal, relational, and cyber. The Journal of adolescent health : official publication of the Society for Adolescent Medicine. 2009;45(4):368-75.

5.   Dake JA, Price JH, Telljohann SK. The nature and extent of bullying at school. The Journal of school health. 2003;73(5):173-80.

6.   Kaltiala-Heino R, Rimpela M, Rantanen P, Rimpela A. Bullying at school--an indicator of adolescents at risk for mental disorders. Journal of adolescence. 2000;23(6):661-74.

7.   Arseneault L, Bowes L, Shakoor S. Bullying victimization in youths and mental health problems: 'much ado about nothing'? Psychological medicine. 2010;40(5):717-29.

8.   Kochenderfer-Ladd B, Wardrop JL. Chronicity and instability of children's peer victimization experiences as predictors of loneliness and social satisfaction trajectories. Child development. 2001;72(1):134-51.

9.   Zwierzynska K, Wolke D, Lereya TS. Peer victimization in childhood and internalizing problems in adolescence: a prospective longitudinal study. Journal of abnormal child psychology. 2013;41(2):309-23.

10. Slee PT. Situational and interpersonal correlates of anxiety associated with peer victimisation. Child psychiatry and human development. 1994;25(2):97-107.

11. van Dam DS, van der Ven E, Velthorst E, Selten JP, Morgan C, de Haan L. Childhood bullying and the association with psychosis in non-clinical and clinical samples: a review and meta-analysis. Psychological medicine. 2012;42(12):2463-74.

12.Catone, G., Marwaha, S., Kuipers, E., Lennox, B., Freeman, D., Bebbington, P., & Broome, M. (2015). Bullying victimisation and risk of psychotic phenomena: analyses of British national survey data. The Lancet Psychiatry.

13.  Juvonen J, Graham S. Bullying in schools: the power of bullies and the plight of victims. Annual review of psychology. 2014;65:159-85.

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